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Hortus Conclusus 7- 8 settembre ore 21
ICO NO CLAST

di Giampaolo Spinato

ideazione e regia di Fulvio Cauteruccio

con Fulvio Cauteruccio - Clast

Manuela Villagrossi - Clad

Paolo Lorimer - Clam

Musiche dal vivo Marco Messina dei “99 Posse”, Peppe Voltarelli de “Il parto delle nuvole pesanti”  e Fulvio Cauteruccio, con un contributo straordinario in video di Gianni Maroccolo e Giovanni Lindo Ferretti dei P.G.R. 

Luci e scene di Giancarlo Cauteruccio

Costumi di Alessandra Vadalà

Dramaturg Marie-Louis Ott

 

PRODUZIONE COMPAGNIA KRYPTON

in collaborazione con Benevento Città Spettacolo e

Istituzione Servizi Culturali del Comune di Scandicci

Lo spettacolo è una coproduzione tra compagnia teatrale Krypton, Festival Benevento Città Spettacolo e Scandicci Cultura - Istituzione Servizi Culturali del Comune di Scandicci.

Ico No Clast nasce dal mio incontro con Fulvio Cauteruccio e dal confronto con la sua idea-urgenza di rileggere un fenomeno (il punk) nella sua forma più aurorale e dirompente, quella propria dei Sex Pistols, e di Sid Vicious in particolare, cercando di riattraversarne i significati e, in qualche modo, osservarne l’”attualità” di senso, al di là degli addomesticamenti di volta in volta glamorous o esibizionisti, modaioli o strumentalmente trasgressivi che, in più di due decenni, si sono avvicendati attorno alla sua irriducibile natura iconoclasta senza mai riuscire veramente a cogliere o a nutrirsi della scandalosa generatività che pulsava e pulsa ancora nella sua “anima nera”, nel suo ancestrale NO.

Ed è proprio nella radicalità del “suo” rifiuto, nella negazione che lo sostanzia, che abbiamo voluto “scendere” per provare a coglierne, attraverso anche associazioni molto lontane (musicali, ma non solo, penso a Bartleby, lo scrivano di Melville, al suo ”I would prefer not to”, al mistero di questa “figura della differenza” e ai suoi numerosissimi, anche se spesso nascosti, “compagni” di strada nella storia dell’arte, o nelle esperienze più autentiche e radicali dell’avanguardia del Novecento) i segni attuali e urgenti della sua paradossale vitalità.

Scegliere di “guardare” la verità scabra e non consolatoria di quel No ha significato e significa rischiare, nelle forme, nei contenuti e nel loro dinamico comporsi,  mettersi-mettere in discussione canoni e gusti, per non parlare dei “buoni sentimenti”, dei punti di vista più rassicuranti e radicati, e persino dei convincimenti etici, politici e religiosi che, spesso, si danno per scontati. Ma non poteva essere altrimenti.

A costo di sbagliare clamorosamente, dovevamo metterci da parte, non dimostrare, non pretendere di dire niente, metterci a disposizione di quel No e dei Sì primordiali che contiene, della necessità che mulina in quel buco nero, in forme atomiche, in energie del tutto sconosciute a scienze misurative. Per una volta (ancora una volta), dovevamo prenderci la libertà di lasciarci anticipare, lasciarci spiazzare da ciò che sanno dirci i sogni.

E noi dopo, come sempre, dietro, cercheremo di comprenderli.”

Giampaolo Spinato