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Archivio di Stato |
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Una passeggiata lungo due secoli di vita del centro urbano L'iconografia della evoluzione storica di un centro urbano è l'oggettivazione simbolica del complesso divenire storico della sua identità collettiva. |
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realizza un ritorno al passato attraversando le sedimentazioni delle strutture materiali e simboliche della città. Alla ricerca di "strutture", "segni" e "simboli" nei quali è oggettivata l'esistenza storica di diverse generazioni di uomini e donne. "Forme simboliche" che hanno generato l'oggi e continuano a catturarlo o a trattenerlo, dalle quali nessun demiurgo, nem-meno la tecnica o la globalizzazione, riesce a svellere totalmente le radici dell'uomo. Valeria Taddeo 1695-1915: questo l'arco di tempo coperto dai disegni e dalle mappe riprodotte. Dalle opere di ricostruzione dopo il terremoto del 1688, attraverso gli sconvolgimenti delle successive scosse del 1702 e del 1732, fino agli interventi post unitari intesi a ridisegnare il tessuto urbanistico del centro urbano con l'apertura di corso Vittorio Emanuele, l'ampliamento della sede stradale di corso Garibaldi, la creazione di nuovi varchi nelle mura longobarde. Il racconto di queste vicende ci viene illustrato da tecnici la cui figura professionale va progressivamente precisandosi: inizialmente l'opera di agrimensore o di tavolario può essere svolta dallo stesso notaio o da un mastro muratore; in seguito compaiono gli architetti, poi gli ingegneri e i geometri. Passiamo così dal tratto rapido e un po' grossolano di Bartolomeo Cocca da Colle, agrimensore regio e deputato del cardinale Orsini, alla precisione del mastro architetto svizzero Cristoforo de Donatis, agli splendidi disegni del sacerdote architetto Saverio Casselli, ai lavori delle coppie Colle De VitaMozzillo e Torre-Chiariotti, in cui all'architetto si associa il geometra. Alcuni degli edifici rappresentati - la rocca pontificia, il campanile di S. Sofia, il tratto orientale delle mura, le chiese di S. Maria della Verità, S. Pasquale, S. Anna, il supportico di S. Gennaro - costituiscono ancora oggi delle emergenze nell'architettura cittadina. Altri sono comunque facilmente riconoscibili: la costruzione acquistata per ampliare il Seminario arcivescovile, la calcara attigua alla chiesetta di S. Cristiano, il palazzo sovrastante l'entrata laterale di S. Domenico, i complessi racchiusi tra la via Magistrale e la strettoIa della Dogana, le case realizzate riusando le pareti di un'antica chiesa dietro S. Vittorino. Per altri siti -la nuova abitazione dell'architetto Pasquale De Iuliis, la casa con giardino murato nel rione Trescene, la taverna dei Cavalieri l'individuazione è stata più laboriosa e si son dovuti considerare anche atti relativi ad immobili confinanti con quelli in esame, seguendo un percorso fatto di rimandi e collegamenti che chiarisce il senso e il valore del lavoro di ricerca e schedatura realizzato da Claudia Musto, Serena Boscaino, Elena Checchi, Loredana Orsillo, Gaetano Cipolletti e Massimiliano Stravato: non una collezione di opere grafiche più o meno pregevoli, ma uno strumento archivistico insostituibile, un punto di accesso da cui iniziare la navigazione attraverso un complesso documentario, il fondo Notai, tanto ricco quanto di difficile esplorazione. Giuseppe Vetrone Tutto ciò che conta è quello che sentiamo di essere. Tutto ciò che conta è ciò che sappiamo.di essere. Senza storia l'uomo sarebbe un folle in cerca di una identità. Ogni uomo si ritroverebbe ad affrontare la magica avventura della vita come il primo degli uomini. L'evoluzione umana è stata possibile a partire dalla capacità di costruirsi e conservare una memoria. L'uomo di domani potrà cominciare là dove si è fermato quello di oggi, e così via. In un continuum che lega padri e figli ad una storia comune. Conservare memoria di quello che siamo non è semplicemente un dovere culturale ma una necessità evolutiva. Proprio per questo ogni iniziativa come quella voluta dall'Archivio di Stato di Benevento, volta alla difesa ed alla diffusione del nostro inestimabile patrimonio storico, va lodata, incentivata e preservata quale prezioso contributo alla conservazione di quella memoria storica che fonda il nostro essere abitanti di questa città che fu sannita, romana, longobarda, pontificia e italiana. Una mostra documentaria che grazie ai disegni della Benevento che fu, alle testimonianze grafiche di quel centro urbano che costituisce da sempre il fulcro della città, riesce a restituirci la grandezza e l'imponenza della nostra storia e l'idea del continuo ed inarrestabile processo di mutamento in cui sono coinvolti, padri e figli nelle sorti della nostra terra. Sandro Nicola D'Alessandro |
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