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Duomo
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Duomo
 

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Duomo

E'il primo Tempio eretto, in una forma umile e primitiva, nella città quando il cristianesimo arrivò per le vie consolari romane nell'antica capitale del Sannio e vi fu stabilita la prima organizzazione ecclesiastica.

Fu consacrato dal vescovo Davide nel 780 e fu intitolato a Santa Maria.Il primitivo Tempio, fu rifatto, ampliato, trasformato diverse volte, ma ebbe unico luogo comune, dove sorgeva il centro dell'antica città romana, (dove è ora la chiesa vi era il Campidoglio) ed è questo il motivo per cui la'Cattedrale di Benevento, non ebbe mai un unità di stile, non fu mai l'espressione artistica di una determinata epoca.

Ogni epoca vi inserì qualche elemento nuovo che spesso non armonizzava troppo con quelli precedenti.

Anche quanto assunse la forma di un Tempio a cinque navi con spazioso presbiterio, i suoi pregi artistici erano da ricercarsi più che nelle strutture architettoniche nei particolari di sculture o di altri fregi marmorei o bronzei delle più disparate epoche.

Il principe longobardo Sicone verso l'anno 830 ampliava la cattedrale a tre navate e vi collocava quelle splendide colonne marmoree del più puro stile classico, che costituivano la caratteristica più inconfondibile del vecchio Duomo di Benevento fino alla distruzione del 1943.

Il principe longobardo Sicardo, apportò ulteriori abbellimenti al Tempio e ne arricchì il tesoro.

Nella seconda metà del secolo X, sotto il pontificato di Giovanni XIII, la città di Benevento diveniva arcivescovado il primo dell' Italia meridionale ed uno dei primi in Europa, con molte sede suffraganee, ed in tale occasione l'arcivescovo Roffredo apportava modifiche ed ulteriori ampliamenti alla Cattedrale la quale, però, restava sempre incompleta perchè mancante di una degna facciata e del campanile.

Alla facciata provvide il vescovo Ruggiero verso il 1200 ed il prospetto marmoreo risultò imponente e suggestivo anche se assimetrico e composito. Essa si riallaccia all'archittetura tipica della vicina Capitanata, di chiara derivazione pisana.

Difatti, costruita con frammenti vari, e a due ordini, dei quali il primo presenta due arcate cieche di dimensioni diverse, ornate, quando non hanno i portali, da losanghe e listelli orizzontali.

Il secondo, coronato da staute di leoni e di vitelli, è dello stesso numero di arcate, ma più profonde e rette da colonne poggianti su mensole e sormontate da capitelli, scolpiti - le une e gli altri - con estrosa fantasia.

Quest'ordine è illuminato da tre rosoni, dei quali quello mediano era ornato da un mosaico rappresentante l'Agnello mistico. Al centro della sesta arcata è la statua del Cavaliere, rigoroso ritratto della fine del XIII secolo, posto li certamente dopo la distruzione della tomba o del monumento onorario di cui faceva parte.

Costruita la facciata lo stesso arcivescovo vi collocò quelle mirabili porte di bronzo che ne furono il degno completamento.

Il campanile, quadrato e possente, a blocchi di pietra bianca, diviso in due ordini con eleganti bifore al secondo, fu innalzato dall' arcivescovo Romano Capodiferro 11 febbraio 1279, come attesta l'epigrafe della facciata est, probabilmente da quel maestro Ruggiero che nel 1269 soprintendeva ai restauri della Cattedrale devastata dalle truppe di Carlo d'Angiò.Su ogni faccia del campanile, vi sono inserite fregi di cippi figurati romani.

Infatti l'utilizzazione di materiale di spoglio antico, molto diffuso nell'archittetura medioevale beneventana, giunge qui ad un livello veramente alto, specie nella facciata principale, dove il fregio del primo ordine è creato da una successione serrata di pungenti ritratti funerari.

Nella facciata ovest può vedersi una lastra recante i resti di un labaro romano in metallo dorato, e soprattutto alla base della facciata est, al di sopra dell'epigrafe, un rilievo rappresentante un cinghiale stolato e laureato.

Riferito al mito di Diomede, leggendario fondatore della città, esso è forse il totem dei sanniti caudini o più semplicemente la figura di un animale pronto per il sacrificio a Cerere. Comunque, però, è passato nello stemma civico.

Nel secolo successivo l'interno del Duomo si arricchì di due amboni , veri gioielli d'arte costruiti dal francescano Nicola di Monteforte.

Il 30 novembre 1456 la Cattedrale, oramai completa restava gravemente danneggiata da una scossa tellurica, ma grazie alla generosità di Papa Pio II venne riparata e consacrata il 4 novembre 1473 da Giacomo Appiano, vescovo di Gravina.Sembra che in questo restauro quattrocentesco fu divisa in cinque navate.

L'arcivescovo Giovan Battista Foppa, intorno alla metà del 1600 dopo aver rialzato di molto il soffitto della navata centrale rispetto a quello delle quattro minori, lo rifece a cassettoni dorati, e lo stesso lavoro eseguì alla nave trasversale (presbiterio).

Il barocco entrava così nel Tempio per regnarvi incontrastato nei successivi restauri.

L'arcivesco Orsini poi Papa Benedetto XIII nell'anno 1687 aportò ulteriori lavori.Furono rinforzati dalle fondamenta i due muri laterali, furono abbattute, all'esterno, certe casupole addossate al campanile, ed all'interno alcune cappelle disposte senza simmetria nelle navi laterali, fu rivestito l'altare centrale di marmi preziosi, venne rifatto il pavimento ed il coro e completato il soffitto, venne infine fastosamente decorata, così che quando il 14 novembre 1687 la chiesa venne consacrata apparve rifatta più che restaurata.

Purtroppo il violentissimo terremoto del 5 giugno 1688 la rovinò completamente, ma l'intrepido Cardinale Orsini nel giro di quattro anni la ricostruì, e venne consacrata solennemente il 26 maggio 1692, festa di San Filippo Neri.Altri lavori però furono necessari dopo il tereemoto del 1702, dopo quest'ultimo, il Tempio assunse quella forma che sostanzialmente, durò fino al 1943, quando i noti eventi bellici, ne determinarono la totale distruzione.

La ricostruzione dell'abbattuta Cattedrale è avvenuta nel decennio 1950-1960. Il progetto fu affidato all'architetto veneto Paolo Rossi De Paoli.

Nel frontespizio della ricostruita Cattedrale, figurano ancora la vecchia e bella facciata romanica, il campanile, la cripta della chiesa primitiva, del VIII secolo, con resti di affreschi trecenteschi, tutto il resto è nuovo.

L'interno del nuovo Duomo è grandioso e severo, vi si accede attraverso un vestibolo solenne, che ha, a destra il battistero.

Qui, sul portale d'ingresso, è il bassorilievo in marmo con il Battesimo di Gesù di ignoto del primo Settecento, salvato dalla distruzione del tempio antico.Sulla parte opposta spicca la grande statua marmorea di San Bartolomeo Apostolo, di Nicola da Monteforte (primi del secolo XIV), anch'essa sfuggita alla rovina.

L'aula è a cinque navate, delle quali la principale e le due che la fincheggiano s'interrompono, dopo sette campate, a creare prima del presbiterio, una vasta zona libera.Essa è dominata dal grande arco trionfale, ornato da un mosaico raffigurante le Storie della Vergine e la sua Assunzione, ed i papi Pio IX e Pio XII, opera di Elena Schiavi.

Alla base dei piedritti dell'arco trionfale, ai lati del grande scalone che immette nel presbiterio, si levano gli amboni di marmo con pannelli in bronzo di V. D. Colbertardo, rappresentanti i dodici ApostoliIl presbiterio, rivestito di marmo giallo vicentino, impreziosito dalla luce dorata che filtra da le lastre di alabastro dei grandi finestroni, è dominato dal solenne baldacchino dell'altare maggiore.

Ai lati degli amboni sono gli ingressi della cripta, cui è collegata quella del VIII secolo, notevole per l'originalità della composizione movimentata.Degli affreschi che l'ornarono del secolo XIV restano la Madonna della Misericordia ed una Santa.

Tuttavia quanto altro si è salvato dell'antico Duomo è stato riutilizzato nella Cappella del SS.Sacramento Qui, infatti, diciotto colonne antiche di marmo bianco scanalate si succedono lungo le pareti dell'aula quadrangolare, a reggere, con i loro capitelli dorici decorati di ovuli, la trabeazione dalla quale parte l'agile cupola.

E se la trabeazione è ornata da nuovi rilievi di Valerio De Corsent, raffiguranti " la pesca miracolosa " " la moltiplicazione dei pani " " l'ultima cena " ed " il miracolo di Bolsena ", il paliotto marmoreo dell'altare, con " La Natività ", è quello originario, di Ignoto napoletano della prima metà del secolo XVIII.